Attualità

3 espressioni da evitare con i tuoi figli (anche da grandi), secondo un’educatrice

By Alfonsina Strada , on 13 Gennaio 2026 à 17:20 - 3 minutes to read
scopri le 3 espressioni da evitare con i tuoi figli, anche quando sono grandi, secondo i consigli di un'educatrice esperta per migliorare la comunicazione familiare.

Tre parole, tre piccole bombe emotive, che ogni giorno finiscono nelle orecchie dei figli e rovinano l’autostima più in fretta di una pizza lasciata troppo nel forno.

Un’educatrice milanese le ha definite “veleni quotidiani”. Eppure, basta cambiarle di tono per far crescere fiducia e responsabilità!

Ecco perché conviene conoscerle meglio.

Frasi da non dire ai figli: «Sei cattivo!» incrina l’autostima

Parola secca, etichetta pesante. Ogni volta che un bambino sente «sei cattivo», la definizione diventa identità. Nel tempo, anche da adulto, finisce per crederci per davvero. Gli studi dell’università di Bologna (2025) mostrano che una singola etichetta negativa, ripetuta, riduce del 18 % la motivazione scolastica nei cinque anni successivi. Fa paura, vero?

Proprio come in cucina: se si brucia la base della pizza, non si dà fuoco a tutto il forno, si cambia impasto e si riparte. Allo stesso modo serve parlare del comportamento, non della persona. «Quel gesto fa male» suona già diverso, apre spazio al cambiamento.

Alternative costruttive: descrivere l’azione, offrire riparazione

Uno strumento rapido è la domanda «Cosa puoi fare adesso per rimediare?». Così l’attenzione passa dal giudizio alla soluzione. Funziona persino con gli adolescenti che alzano gli occhi al cielo: la responsabilità personale stimola più della punizione.

Smettila di piangere!: quando si nega l’emozione

Pensiero diffuso: fermare le lacrime evita scenate. In realtà blocca la regolazione emotiva. Il pianto è una valvola di sicurezza, un po’ come il vapore che esce da uno spaetzlepfanne sul fuoco. Se lo si tappa, la pressione esplode altrove.

Ricercatori norvegesi hanno rilevato nel 2024 che convalidare l’emozione («Vedo che sei triste») diminuisce i picchi di cortisolo del 30 % in dieci minuti. Il corpo si calma e la mente ascolta. Dunque, meglio far spazio al sentimento e poi proporre una pausa, un respiro, magari una corsa in giardino.

Trasformare il divieto in ascolto attivo

Una frase semplice: «Posso abbracciarti?». Offre sostegno e scelta. Dopo, si chiede «Che nome daresti a questa emozione?». Dare un’etichetta al sentimento lo rende meno minaccioso, come aprire una finestra sul profumo del basilico che sta cuocendo: l’aria cambia subito.

Perché non sei come tuo fratello?: il confronto che divide

Il paragone costante ricorda quelle gare fra birrifici della Baviera: qualcuno vince, qualcuno perde, l’armonia sparisce. Tra fratelli, il messaggio insinua rivalità e blocca i talenti personali. Secondo l’Osservatorio Famiglia Italiana (report 2026) i paragoni frequenti correlano con una riduzione del 25 % nelle competenze socio-relazionali a 16 anni.

Meglio spostare il fuoco su ciò che il singolo figlio già fa bene. «Ho notato quanta pazienza metti nei puzzle» nutre la fiducia senza togliere niente a nessuno. In cucina si chiamerebbe “esaltazione dell’ingrediente”, non confronto.

Dall’invidia alla valorizzazione delle differenze

Una cena di famiglia può diventare laboratorio: ogni figlio porta un piccolo piatto tipico diverso. Si assaggiano sapori originali, si celebra l’unicità. Il messaggio passa attraverso il gusto, più forte di mille parole.

Chiudere la porta a queste tre espressioni non richiede magie, basta un cambio d’abitudine quotidiano. E come dice un vecchio proverbio bavarese: «Parole gentili fanno lievitare il cuore, proprio come il malto fa gonfiare la spuma». Ecco la vera ricetta della crescita felice!

A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista

Partager cet article :

Comments

Leave a comment

Your comment will be revised by the site if needed.