«Blue Monday»: il terzo lunedì di gennaio è veramente la giornata più malinconica dell’anno?
Il terzo lunedì di gennaio porta il nome di Blue Monday e promette, secondo la leggenda, di essere il picco della malinconia. Dati scientifici solidi non ne esistono ma la storia resta irresistibile, specie quando il freddo gela le dita e il portafogli grida dopo le feste. Vale allora la pena capire se si tratta di un mito pubblicitario o di un campanello che invita a prendersi cura di sé.
«Blue Monday», mito di marketing o realtà emotiva?
L’espressione nasce nel 2005 quando Cliff Arnall, psicologo gallese, pubblica un’equazione che pretende di calcolare il giorno più triste dell’anno. Dentro la formula compaiono freddo, debiti natalizi, motivazione calante e il semplice fatto che è lunedì. Poco dopo la stessa Cardiff University prende le distanze, eppure la data resta impressa nel calendario pop.
La spinta iniziale fu una campagna di un tour operator che invitava a scappare al sole, e qui si coglie già l’aroma di marketing. Tuttavia gennaio coincide davvero con la depressione stagionale che colpisce fino al 10 % della popolazione europea, complice la luce corta e il termometro basso. Quindi il Blue Monday non è “vero” ma intercetta sensazioni concrete che meritano attenzione.
L’equazione di Arnall spiegata senza matematica
All’interno della formula i simboli indicano ore di luce, temperature, livelli di motivazione e saldo bancario. Nessuno di questi fattori da solo causa tristezza ma la loro somma invernale crea un clima emotivo nuvoloso. Gli psicologi moderni parlano piuttosto di “effetto aspettativa”: se ti dicono che quel lunedì sarà pessimo, il cervello potrebbe adeguarsi per confermare la profezia.
Gennaio, mese di brina e buoni propositi che pesano
Dalla Krampusnacht all’Epifania la tavola abbonda, poi improvvisamente via panettone e dentro le diete. Il portafogli si svuota, l’agenda lavorativa riparte e ci si ritrova in città grigie, con la tentazione di restare sotto il piumone. Non stupisce che il corpo reclami serotonina mentre fuori il barista versa birra scura anziché radler estiva.
Freddo, fatture e promesse: il triangolo dell’umore
Le temperature basse spingono a stare in interni, riducendo sintesi di vitamina D e quindi il tono dell’umore. Le spese natalizie presentano il conto proprio ora e l’energia mentale viene dirottata su rate e bollette. In più i buoni propositi “devo correre ogni giorno” generano pressione invece che entusiasmo.
Dalla cucina al movimento: ricette per colorare il lunedì
Un rimedio dolce arriva dal piatto: un risotto allo zafferano, giallo come il sole che manca, servito con una Helles leggermente luppolata accende il palato e stimola dopamina. Studi apparsi su JAMA Psychiatry mostrano che mezz’ora di camminata veloce riduce il rischio di depressione del 25 %, quindi infilare le scarpe e attraversare il Viktualienmarkt ha senso eccome. Nemmeno il freddo blocca il corpo: basta un cappello di lana, il profumo di cannella nell’aria e la malinconia fa un passo indietro.
All’aperto la luce, persino filtrata dalle nuvole, regola cortisolo e melatonina; dieci minuti in balcone con una moka fumante valgono quasi come una lampada a spettro completo. Chi cerca un contatto più profondo può provare il grounding: mani su un tronco gelato nel Giardino Inglese, respirando lento, per ricordare al sistema nervoso che la terra resta stabile. E se la pigrizia vince, un corso di pizza napoletana in compagnia regalerà socialità e quel profumo di impasto che sa di vacanza.
Endorfine, socialità e piccole sfide volute, non imposte
L’attività scelta con il cuore, non con il senso del dovere, produce endorfine che agiscono più in fretta di qualsiasi meme motivazionale. Una pedalata lungo l’Isar o una lezione di salsa abbassano l’infiammazione cronica collegata agli umori cupi. La chiave sta nel trasformare il “devo” in “voglio”: che sia imparare a tirare lo strudel o prenotare un weekend sul lago di Garda, l’obiettivo personale riaccende energia e curiosità.
Il colore che scegli di dare al lunedì
In mancanza di prove definitive, il Blue Monday rimane un richiamo narrativo più che una condanna. Sfruttarlo come pretesto per aggiungere luce, movimento e sapore alle giornate di gennaio può trasformare il blu in un azzurro chiaro. Del resto, come dice un vecchio proverbio bavarese, “Schlechtes Wetter gibt es nicht, nur schlechte Kleidung” e magari un piatto poco speziato.
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista
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