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Secondo uno studio, chi dichiara di dedicarsi a questo hobby è percepito come meno assumibile

By Alfonsina Strada , on 7 Gennaio 2026 à 20:28 - 2 minutes to read
scopri perché, secondo uno studio, le persone che dichiarano di dedicarsi a questo hobby sono percepite come meno assumibili nel mondo del lavoro.

Un nuovo studio rivela che indicare i videogiochi come hobby nel CV riduce la probabilità di essere chiamati a colloquio. La ricerca tedesca pubblicata sul Journal of Personnel Psychology ha messo a confronto gamer e sportivi, scoprendo un pregiudizio duro a morire. Il dato sorprende ancora di più nel 2026, anno in cui il gaming vale più dell’intera industria musicale!

Ricerca 2026: perché chi cita i videogiochi è percepito come meno assumibile

I ricercatori hanno spedito CV identici, cambiando solo l’hobby: “giochi video” contro “volley”. I candidati gamer sono stati giudicati meno motivati e, ironia, meno abili nel lavoro di squadra. Sembra di assaggiare una pizza ben cotta e scoprire che sotto c’è l’impasto crudo.

Preconcetti ancora radicati nel recruiting

Molti HR associano il pad alla pigrizia, dimenticando che un raid online richiede la stessa coordinazione di un turno in cucina durante l’Oktoberfest. Il pregiudizio resta perché le skill ludiche non sono certificate, non hanno un’etichetta DOC. Serve dunque spiegare, non nascondere.

Competenze nascoste dietro al controller

Strategia, analisi dati in tempo reale, resilienza sotto pressione: sono ingredienti preziosi, proprio come il luppolo in una Weissbier. Eppure restano invisibili se non si racconta la ricetta. Una boss-fight vinta in cooperativa allena più di un corso teorico sulla leadership.

Come tradurle in linguaggio aziendale

“Ho guidato un clan di 40 persone in tornei internazionali” diventa “Gestione di team distribuiti su cinque fusi orari”. Una stagione di e-sport può essere descritta come “project management con budget auto-finanziato”. Basta cambiare spezie, il piatto resta lo stesso.

Strategie per trasformare l’hobby in un vantaggio competitivo

Prima regola: contestualizzare. Collegare l’esperienza di gioco agli obiettivi dell’azienda fa sparire l’odore di junk food e lascia profumo di basilico fresco. Seconda regola: aggiungere dati; vittorie, statistiche, apprendimenti. Il risultato? Un CV che frizza come uno Spritz estivo.

Un esempio concreto: dal clan online al team di progetto

L’anno scorso un’agenzia di Monaco ha assunto un ex capitano di e-sport per guidare un gruppo di designer. In tre mesi, tempi di consegna ridotti del 18 % e clima di Gemütlichkeit alle stelle. Dimostrare valore tangibile scioglie ogni pregiudizio, proprio come un boccale di Helles ben fresca a fine servizio.

A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista

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