Secondo uno studio, chi dichiara di dedicarsi a questo hobby è percepito come meno assumibile
Un nuovo studio rivela che indicare i videogiochi come hobby nel CV riduce la probabilità di essere chiamati a colloquio. La ricerca tedesca pubblicata sul Journal of Personnel Psychology ha messo a confronto gamer e sportivi, scoprendo un pregiudizio duro a morire. Il dato sorprende ancora di più nel 2026, anno in cui il gaming vale più dell’intera industria musicale! Ricerca 2026: perché chi cita i videogiochi è percepito come meno assumibile I ricercatori hanno spedito CV identici, cambiando solo l’hobby: “giochi video” contro “volley”. I candidati gamer sono stati giudicati meno motivati e, ironia, meno abili nel lavoro di squadra. Sembra di assaggiare una pizza ben cotta e scoprire che sotto c’è l’impasto crudo. Preconcetti ancora radicati nel recruiting Molti HR associano il pad alla pigrizia, dimenticando che un raid online richiede la stessa coordinazione di un turno in cucina durante l’Oktoberfest. Il pregiudizio resta perché le skill ludiche non sono certificate, non hanno un’etichetta DOC. Serve dunque spiegare, non nascondere.